26 mar 2015

STAND UP! Un manga di Aiji Yamakawa

Utako Furuya  è una ragazza come tante altre, simpatica, cordiale e gentile con tutti ma che non ama essere al centro dell’attenzione. Tuttavia la sua figura salta all’occhio molto facilmente vista la sua altezza particolare per una giovane giapponese: 172cm. Inoltre i suoi capelli neri e lisci nascondono un altro dettaglio insolito ma comunque grazioso: due orecchie molto simili a quelle di una scimmietta in stile cartoon che, oltre a diventare rosse quando si imbarazza, a detta di sua sorella maggiore sono un grande pregio perché le permettono di saper ascoltare meglio degli altri le persone. 

Utako ha iniziato da poco il primo anno di liceo in una scuola vicina a casa sua, dove però non conosce nessuno fino a quando una compagna di classe, Maki, le rivolge la parola diventando da qui in avanti amiche al punto tale da affibiarle il nomignolo di Utamaru. Ma c’è qualcun altro che, nonostante Utako cerchi di nascondere le sue tenere orecchie, le ha subito notate: è un compagno di classe che siede alla sua destra, Naoyuki  Harada. Un ragazzo estroverso, pieno di amici sia in classe che nelle altre sezioni, casinista e giocoso, sempre circondato da risate e sorrisi. È come se lui “brillasse”, per usare le parole di Utako.

La loro amicizia inizia casualmente il giorno in cui Harada si dimentica il libro di inglese e chiede ad Utako di unire i banchi e fargli leggere dal suo. Da quel momento il giovane cerca mille scuse per attaccare bottone con lei, chiacchierando allegramente di scuola, hobby e vita quotidiana senza perdere l’occasione di farle piccoli complimenti che Utako fatica ad accettare: il suo carattere fondamentalmente schivo ed alcune esperienze passate che l’hanno fatta sentire a disagio la frenano e le insinuano numerosi dubbi. Perché Harada è così gentile con lei sebbene abbia già tantissimi amici?
Eppure il tempo passa e il comportamento del giovane non accenna a cambiare, anzi, dimostra più volte e molto apertamente di voler conoscere meglio la ragazza poiché la sua attenzione è tutta concentrata su di lei. Utako è confusa dalla sua affabilità e confidenza, e quando glielo confessa titubante riceve una risposta semplice e chiara: lui vuole diventare suo amico. Davanti a tanta spontaneità e gentilezza lei non può fare a meno di restarne affascinata e coinvolta, in tutti i sensi, come nel più classico degli shoujo.

I giorni si susseguono così come le caleidoscopiche emozioni che prova la ragazza, così forti e sconosciute che ad un certo punto straripano dal suo cuore e le sfuggono di bocca al termine della lezione, in un sussurro appena accennato… Harada, sempre così attento a tutto ciò che fa Utako, l’avrà sentita?

Nei quattro capitoli che compongono il primo volume di Stand Up! la risposta non tarda ad esserci rivelata, e così già in poche pagine abbiamo la possibilità di inquadrare a grosse linee la vicenda insieme ad una serie di personaggi classici del fumetto giapponese per ragazze come lei, lui, la miglior amica, la ex, l’amico d’infanzia di questa e la sorella maggiore della protagonista. Tuttavia sin da subito si percepisce che non ci troviamo davanti alla solita commediola scolastica trita e ritrita.

Finito di leggere il volume uno, il mio primo pensiero è stato: “ Non vedo l’ora che esca il secondo!” In un primo momento sembra il classico shoujo scolastico che viene riproposto ciclicamente in salse più o meno piccanti ma alla fine sempre fatte dagli stessi ingredienti, ma c’è qualcosa in “Stand Up!” che già dopo poche vignette riesce a convincerti che non sarà così: forse sarà Utako con le sue graziose orecchie, forse lo sguardo dolce e scanzonato di Harada, forse il loro modo spontaneo di parlare tra di loro o magari ancora lo stile di disegno semplice ma comunque curato, dal tratto delicato e morbido che riesce a delineare ogni personaggio in modo che sia carino senza risultare bellissimo ed affascinante senza togliere il fiato. Ecco, probabilmente il punto forte di questo manga di Aiji Yamakawa  è proprio tutto questo: essere così spontaneo e naturale da poter essere perfettamente naturale. Non c’è nulla nei personaggi o nelle vicende che ti faccia storcere il naso dicendo “ Una cosa del genere può accadere solo in un manga, è impossibile nella vita reale!”. Voglio vedere come le cose andranno tra Utako e Harada, voglio vederli crescere e conoscerli meglio, voglio scoprire di più sui personaggi secondari,  sono proprio curiosa! La lettura di questo volume mi ha lasciato inoltre una piacevole sensazione di tranquillità e tenerezza, cosa che oggi mi succede sempre più raramente vista la grande quantità di shoujo banali e fatti con lo stampino.

La casa editrice che lo pubblica è la FlashBook, proponendocelo nella sua classica veste con sovracopertina  e carta che esalta i neri della stampa all’altrettanto classico prezzo di 5,90euro. Il secondo volume è già disponibile in fumetteria, dove potrete trovare anche un altro volume unico della stessa autrice che vi consiglio caldamente perchè è proprio una piccola perla di rara bellezza, " Il Segreto dell'Amicizia".La maggior parte degli shoujo che seguo attualmente è sempre edita da loro, e devo dire che i loro annunci più recenti sono ogni volta azzeccatissimi e piacevoli, non deludono mai.

Se quindi si ha voglia di una lettura non particolarmente impegnativa o complicata ma che sappia comunque lasciare qualcosa, arrivando al cuore con delicatezza, allora “Stand Up!” è quella giusta. Le premesse del cruciale “numero 1” sono molte buone, ed ho la sensazione che proseguendo con la serie le mie aspettative non saranno deluse, ma anzi confermate.

-Ginny

25 mar 2015

Battle Royale: gli Hunger Games della Repubblica della Grande Asia Orientale


Tutti conosciamo la fama mondiale di Hunger Games e la trama che ci ha fatto amare la sua trilogia letteraria e i film che ne sono stati tratti. Ma molti probabilmente non sanno che la saga di Suzanne Collins è stata ispirata anche da un romanzo giapponese, Battle Royale, come la stessa autrice ha dichiarato.
Questo libro non è molto conosciuto in Occidente dove è (poco) più famoso per il manga che ne è stato tratto, ed anzi viene a torto addirittura accusato di plagio da i fan più sfegatati ( e meno informati) della Ragazza di Fuoco.
Ma conosciamo dunque meglio questo best seller del Sol Levante, un horror thriller capace di coinvolgere e sconvolgere i lettori di tutto il mondo.

Battle Royale è un libro scritto dallo scrittore giapponese Koushun Takami scritto nel 1996 ma pubblicato solamente nel 1999. E' un piccolo fiore all'occhiello per gli amanti del genere survival game e non solo loro.

Battle Royale è un romanzo del genere diacronico ed ucronico, dunque ambientato in un'immaginaria "Repubblica della Grande Asia Orientale".
Invece che una coppia di tributi per ognuno dei 12 distretti di Panem, qui vengono selezionate in modo casuale 50 scuole medie che sono costrette ad aderire al Programma. Il Programma consiste in uno spietato gioco in cui gli studenti di ciascuna classe dovranno uccidersi fra di loro per sopravvivere finché non ne rimarrà uno soltanto, ed è strutturato in modo militare e preciso. Tuttavia viene trasmesso in televisione come se fosse un programma come un altro, al pari delle previsioni del meteo o la pubblicità. Non esistono scappatoie oltre alla morte o alla vittoria

Quest'anno tocca la classe di Shuuya Nanahara.
La classe è composta da 42 alunni; 21 ragazzi e 21 ragazze. La classe crede di partire per una gita scolastica, ma dopo essere stati tutti narcotizzati sull'autobus con cui erano in viaggio vengono invece condotti nell' “arena” in cui dovranno combattere, scoprendo di essere stati scelti per il Programma di quest'anno.
La classe si risveglierà con un collare addosso con cui il governo può controllare gli studenti tramite un microfono ed una trasmittente e che se si tenta di toglierlo esplode. Gli organizzatori daranno a ciascun ragazzo uno zaino con all'interno un kit di sopravvivenza e un'arma random, che può essere un mitra quanto una forchetta. Questo perchè tutti sono uguali durante il gioco, non esiste nessuno di speciale,
Shuuya Nanahara farà di tutto per sopravvivere senza partecipare al gioco di morte in cui il governo li vuole coinvolgere, cercando invece un'altra soluzione Si alleerà con la bella Noriko Nakagawa, la ragazza di cui è innamorato il suo migliore amico, ed il misterioso e rude Shougo Kawada, che nasconde un tragico segreto.
Tra inganni, amore e uccisioni chi sopravviverà al Programma quest'anno?

Personalmente, ho trovato il libro molto coinvolgente.
La scrittura di Takami è scorrevole, travolgente, cruenta in alcuni punti e piena di colpo di scena. Non sai mai cosa aspettarti, non c'è mai la fine al peggio. Quando si accende un piccolo barlume di speranza, questo viene subito soffocato con la forza.
Il libro è diviso in quattro parti: alla fine di ognuna di esse si avrà il resoconto di quanti studenti sono morti fino in quel momento, come la proiezione in cielo dei tributi caduti di Hunger Games.
La storia viene raccontata in terza persona focalizzandosi maggiormente su Shuuya e attraverso i suoi occhi si possono conoscere meglio i suoi compagni di classe con le loro gioie e le loro paure. L'autore è capace di trascinare il lettore nella vicenda fin quasi a farlo sentire uno dei ragazzi in gioco.
Grande merito da riconoscere all'autore è la caratterizzazione di ogni singolo personaggio e non solo dei protagonisti, senza che nessuno di essi risulti banale, ma con personalità disparate e tutte molto profonde, nel bene o nel male.
Ovviamente non ci verrà risparmiata la descrizione degli omicidi, ognuno dei quali sarà diverso dall'altro, di cui alcuni molto drammatici o creativi.
Alla fine ci si trova a fare il tifo non solo per il protagonista, ma per tutti coloro che si vogliono ribellare a questa follia, sperando che riescano a sopravvivere.
Alla conclusione del libro si avrà un senso di smarrimento e tristezza per i nostri personaggi preferiti, e il lettore rimarrà piacevolmente sconvolto dalla fine inaspettata.


Lo consiglio sopratutto a chi piace il genere ma soprattutto a chi ha apprezzato Hunger Games. Non ne rimarrete delusi.

Successivamente, da questo racconto sono stati tratti un film (con seguito) e un manga con due spin-off.

Il film, riprende titolo e trama del libro. In seguito è stato girato un secondo film intitolato Battle Royale II: Requiem.


ATTENZIONE! SPOILER SUL FINALE DEL LIBRO!

La trama è molto semplice: è ambientato dopo tre anni da Battle Royale dove si vede Shuuya (sopravvissuto) diventato un terrorista. Shuuya ha creato un gruppo di ribelli di ragazzi e bambini che compiono atti contro il governo.

FINE SPOILER

Il manga invece è disegnato con tratti pesanti e cupi che contrastano con gli occhi grandi ed espressivi, e rende le varie morti con l'estrema dovizia di particolari tipica dello splatter. Anche il manga ha un seguito chiamato BR II – Blitz Royale, ed uno spin-off intitolato BR Angels'Border.



Adesso non mi resta che augurarvi buona lettura, e che possa la fortuna sempre essere dalla vostra part- Oh, scusate, ho sbagliato saga! Mi correggo, RUN!


-Ele

23 mar 2015

Irezumi, il tatuaggio giapponese

I tatuaggi giapponesi, risalenti al VI secolo a.C. , hanno da sempre avuto un certo fascino su noi occidentali. Il popolo nipponico non si smentisce mai, e anche nell’arte del tatuaggio vi sono precisione e perfezione attentamente ricercate. Niente è lasciato al caso, persino la posizione e la scelta di ciascun oggetto sono studiate al fine di rendere ancora più carico di significato il tattoo che, sin dalla prima occhiata, risulta essere un’opera d’arte a tutti gli effetti. È proprio il complicato intreccio di simboli e l’uso di immagini specifiche a fare da struttura al tatuaggio giapponese.

Nella lingua giapponese, la parola irezumi ha alcuni ideogrammi: 入れ墨、入墨、文身、剳青、黥、刺青 (tutti si leggono いれずみ - irezumi). “Ire” deriva dal verbo ireru, che significa mettere in corpo, mentre “zumi”, che deriva dalla pronuncia modificata di sumi, vuol dire inchiostro. I vari ideogrammi hanno accezioni diverse e vengono inseriti in contesti differenti; tendenzialmente si usano gli ideogrammi 刺青, perché istituzionalizzati con il loro utilizzo nel titolo di un romanzo del celebre Tanizaki Jun'ichiro del 1910, Shisei - 刺青.

La tecnica tradizionale giapponese è chiamata tebori, e consiste nel fare entrare obliquamente gli aghi nella pelle con poca violenza, provocando comunque un discreto dolore. Gli strumenti sono rappresentati da elaborate impugnature in bambù alle quali sono applicati diversi aghi. Anche se oggi l’utilizzo della macchinette elettriche è diffuso, l’inchiostro nero è ancora applicato a mano in molti tattoo shop. I tatuaggi realizzati con la tecnica tradizionale sono unici, si dice non possano essere riprodotti da alcuna attrezzatura professionista moderna. I principali soggetti rappresentati dai tatuaggi giapponesi sono draghi, carpe, il leone, la tigre, il serpente, la geisha, il samurai, la maschera Hannya e i fiori.

Parlando di irezumi, non si può non citare la mafia giapponese. Ad oggi, sia刺青 che入れ墨 sono simboli collegati alla Yakuza. I membri di questa associazione malavitosa usavano e qualche volta usano tuttora tatuaggi estesi su tutto il corpo per dimostrare la loro forza.
Ancora oggi il tattoo è percepito dai giapponesi come affiliazione alla
Yakuza e quindi mal visto, questo perché nella società nipponica, dove l’appartenenza al gruppo è molto importante, tatuarsi sembra portare all’emarginazione. Per questo motivo in Giappone, ai clienti tatuati viene spesso vietato di entrare nei sentō (bagni pubblici), nelle piscine, negli onsen (bagni termali) e anche in alcune spiagge.
Quindi se andrete nella terra del Sol Levante il nostro consiglio è quello di nascondere i tatuaggi, non importa la grandezza o la forma, basta coprirli.

Infine, cercando informazioni qua e là, mi è sorta però spontanea una domanda: come può un popolo così intelligente rimanere ancora fermo su antichi pregiudizi e paure? 
Il legame stretto del Paese con la sua tradizione non permette ai giovani giapponesi di tatuarsi e anche se pian piano le cose stanno cambiando, queste forme di discriminazione appaiono a noi occidentali in contrasto con la nostra idea di paese civilizzato e sviluppato, quale il Giappone.

- Yle

20 mar 2015

Sukiya, la stanza del the

Una delle tradizioni più antiche della cultura giapponese, nota perfino in Occidente, è senz'altro la cerimonia del the. Quest'arte viene praticata con estremo rigore, essendo per i nipponici un vero e proprio rito, nella sukiya - stanza del the.



In origine, il termine sukiya significava “Dimora della Fantasia”. Successivamente, i diversi maestri del the sostituirono i caratteri cinesi in base alla propria concezione della stanza, e così il termine sukiya ( 数奇屋 )  assunse il significato di “Dimora del Vuoto” oppure “Dimora dell’Asimmetrico”.

La sukiya possiede grandi qualità estetiche secondo i canoni giapponesi, tuttavia è riconosciuta come oggettivamente bella anche in occidente. Il suo carattere pregnante è la sua apparente povertà dovuta soprattutto al senso di vuoto che la “riempie”, volutamente ricercato per far risaltare l'accuratezza dell'architettura adottata.
La stanza del the è stata concepita per regolare la pratica cerimoniale che si svolge al suo interno e per amplificarne gli effetti, selezionando ed estraendo uno spazio dall’universo per purificarlo. Questa realizzazione architettonica passa attraverso quattro termini imprescindibili: tranquillità, armonia, rispetto e purezza. Una stanza del the è soprattutto uno spazio per la meditazione e il suo stile architettonico è nato dallo spirito intrinseco della stanza del the.







Gli ideali del “theismo” e l’architettura sukiya hanno esercitato una profonda influenza sulla diversa visione degli spazi, al punto che gli interni della tipica casa giapponese dei nostri giorni comunicano agli stranieri un’impressione di vuoto dovuta alla sua estrema semplicità e rigore.
La stanza del the, si può dire, è la più piccola della più piccola casa giapponese, e i materiali impiegati devono dare l’impressione di una raffinata povertà.



L’origine della semplicità e purezza della stanza del the va ricercata nel tentativo di emulare il monastero zen: una stanza vuota, con solo il tokonoma – il posto d’onore nella stanza giapponese, dove si dispongono dipinti e fiori a celebrazione degli ospiti. La dimensione di una stanza canonica è di 4 tatami (stuoie) e mezza, che equivale a circa 9 metri quadrati. Nella stanza la luce è soffusa, i colori sono tenui, ogni cosa deve essere perfettamente pulita e niente è posto in modo asimmetrico. La sua è una semplicità studiata sin nei minimi dettagli, a lungo meditata.



La sukiya è un’architettura legata in simbiosi con quella del giardino giapponese.
Quest’ultimo deve riprodurre un paesaggio naturale (in richiamo al paradiso di Amida), ed è così fondamentale per la sukiya da essere addirittura considerato la “quarta parete” di questa: la stanza dove si serve il the ha tre pareti e la quarta è rappresentata da una veranda che affaccia proprio sul giardino-paradiso.
La semplicità della stanza del tè, dalla quale è bandita ogni volgarità, la rende un autentico santuario, lontano dagli affanni del mondo esterno.

Se vi è piaciuto l'argomento e volete approfondire, vi consiglio di leggere questo libro:
Kakuzo Okakura, Lo zen e la cerimonia del tè, Feltrinelli.

- Yle         

     


18 mar 2015

Fai merenda con i dorayaki

FAI MERENDA CON DORAYAKI                                                                                                           

Buon pomeriggio,  ora parleremo del dolce tipico giapponese chiamato Dorayaki (どら焼   )

Il Dorayaki è uno di quei cibi che un appassionato di cucina giapponese deve assaggiare una volta nella vita.

Il Dorayaki è un dolce composto da due pancake e riempito con la marmellata di anko, utilizzata spesso dai giapponesi come farcitura per i dolci e ricavata dagli azuki, un tipo di fagioli rossi. Spesso e volentieri però vengono preparati anche con altri tipi di creme, come la versione con l'impasto al the verde. 

Per esempio io una volta ho provato a cucinarli e i ripieni che ho scelto sono stati la Nutella e la marmellata di fragole. In seguito ho assaggiato anche quelli con la marmellata di anko e devo dire che mi sono piaciuti pure quelli. 

Li propongo come spuntino pomeridiano o come dolce dopo cena, visto che sono anche facili da preparare, e di seguito ecco per voi la ricetta!

INGREDIENTI:

-200gr di farina 
-100gr di zucchero 
-4 uova 
-2 cucchiaini di miele 
-ripieno dei Dorayaki (es: Nutella)
-2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci 

PREPARAZIONE:

Mettete le uova in una ciotola con lo zucchero e miscelate gli ingredienti. 

Dopo che avete finito, aggiungete la farina e continuate a miscelare. In seguito 
aggiungere i due cucchiaini di miele. 

Prendete il lievito e versatelo in un contenitore con tre cucchiaini di acqua e mescolate il tutto. 

Dopodiché versate il lievito con l'acqua nel contenitore con le uova, lo zucchero e la farina ed amalgamate il tutto. Dovreste ottenere un liquido che sembra una crema densa. 

Adesso prendete una padella antiaderente e calda. Versate la crema in modo che abbia una forma di cerchio (come quella dei pancake). Girate l'impasto appena si formano le bollicine. Infine prendete una coppia di pancake metteteli uno sopra l'altro e farciteli con la nutella. 

In questo momento il vostro Dorayaki è pronto, buon appetito!



Prima di lasciarvi gustare i vostri Dorayaki, ecco una piccola curiosità che di certo vi farà tornare indietro con la memoria: questo dolcetto è diventato famoso nella cultura popolare giapponese per essere il preferito di Doraemon, il famoso gatto robot degli anni 80,a cui recentemente hanno dedicato un film in computer grafica.

-Ele

Recensione: Ristorante Fukurou, Milano

レストランふくろう


Ieri sera sono andata a festeggiare il mio compleanno in un vero e tipico ristorante giapponese aperto qui a Milano poco più di un anno fa, il Fukurou.
Situato in via Trivulzio 16, il suo nome in giapponese significa “Ingabbiare la fortuna” ed è gestisto da Noriyuki Haga, ex campione giapponese di SuperBike, che ha deciso di portare nella famosa città della Madonnina un piccolo ma autentico angolo di Kansai, la regione meridionale del Giappone.
Appena si entra nel locale aprendo una riproduzione della tipica porta scorrevole nipponica, subito si può ammirare il rinomato chef Yoshikazu Ninomiya preparare i suoi deliziosi piatti, soprattutto quelli che riguardano il pesce crudo e i piatti teppanyaki, grigliati sulla piastra bollente.
Il locale è tipicamente giapponese persino nel suo limitato spazio, che permette così un'atmosfera intima ed un servizio estremamente attento ad ogni singolo cliente: nella prima saletta sono pochi i posti attorno alla postazione dello chef, mentre nella successiva ci sono sia tavoli prettamente occidentali sia alcuni tradizionali che vengono separati gli uni dagli altri da sottili scroll di carta di riso che permettono una maggiore privacy.

Fatti accomodare al nostro tavolo, ci sono stati serviti l'oshibori (おしぼり ), la classica salvietta di spugna inumidita per pulirsi le mani prima del pasto ed un piccolo antipasto tipico offerta dalla casa come benvenuto. È stato difficile scegliere tra i numerosi e squisiti piatti nel menù: antipasti, insalate, piatti alla griglia, sushi, sashimi, i famosi ramen ed udon, lo shabu shabu e il sukiyaki (Su ordinazione), e i dolci tipici giapponesi. Anche la lista delle bevande, Onomimono (お飲物 ), è molto varia con le sue numerose proposte d birre giapponesi, saké, soft drinks e vini. Però una scelta bisognava pur farla, era purtroppo impossibile provare tutto il menù, quindi abbiamo optato per i gyouza come antipasto, un sashimi misto di otto diversi tipi di pesce e i curry udon.

I Gyouza 餃子




Famosissimi in Giappone, sono fagottini ripieni di carne di maiale macinata e verdure cotti su piastra. Quelli del Fukurou sono una delle specialità del locale, e a buon ragione visto che sono davvero squisiti! Il ripieno è morbido e saporito, e l'involucro è deliziosamente croccante nei punti più a contatto con la griglia. Vengono serviti caldissimi e accompagnati da una particolare salsa di soia in cui intingerli per esaltarne il sapore. Sono l'antipasto perfetto per aprire e stuzzicare l'appetito!

Il Sashimi 刺身




Visto che stavamo festeggiando un'occasione speciale, ci siamo concessi il piatto di sashimi con otto diversi tipi di pesce crudo: salmone, tonno, gambero, capasanta, rombo, seppia, ricciola e branzino. È scontato dire che il pesce è di altissima qualità e freschissimo. Ogni pezzo di sashimi è proporzionato e adatto al tipo di pesce da cui viene ricavato, e il punto forte di questo piatto è la varietà di sapori e consistenze che permette di sperimentare. Io vado matta per il tonno ed il gambero, ma qui ho scoperto che il mio sashimi preferito in assoluto è la capasanta, è stata un'esperienza paradisiaca!

Il Curry Udon カレー うどん



La prima volta che ho provato il curry giapponese è stato in un ristorantino di Kamakura nel 2010 e da quel momento in poi è stato amore al primo assaggio! Per me il suo sapore significa Giappone, e ogni volta che lo mangio è come se tornassi indietro a quella meravigliosa esperienza. Infatti quando sono tornata a Tokyo nel maggio scorso l'ho gustato almeno altre tre volte, e mi sono anche comprata i roux per poterlo preparare in casa ( l'ho realizzato già due volte e, modestamente, è venuto proprio bene!)
Quindi quando l'ho visto nel menù del Fukurou non ho esitato un solo istante e l'ho ordinato subito. Per la precisione ho preso i Curry Udon, cioè spaghetti di grano saraceno molto simili ai nostri bucatini immersi nel currry denso e speziato insieme a pezzetti di carne. Viene servito rigorosamente bollente in un recipiente di porcellana molto casalingo ed accompagnato da un cucchiaio-mestolo di legno per facilitarvi nella consumazione.
Era davvero buono e saporito, mi è piaciuto moltissimo, ma attenzione: è veramente piccante, molto più di qualsiasi altro curry che abbia provato, visto che solitamente nei ristoranti giapponesi per famiglia e salaryman viene servito nella sua versione più blanda. Il Curry Udon è un piatto imprescindibile della cucina tradizionale giapponese, ma se non siete appassionati di sapori molto speziati non sarà un problema per voi scegliere tra le altre numerosi proposte di udon che offre il Fukurou.

Poiché sazi non abbiamo preso dolci ma li abbiamo visti gustare con grande apprezzamento da parte degli altri clienti!

Il prezzo è giusto e proporzionato a quello che merita una cena come quella che si può gustare al Fukurou, di altissima qualità e soprattutto di reale e tradizionale cucina giapponese in un ristorante dallo staff nipponico al 100%, e dipende anche da ciò che si vuole mangiare. Ma se si volesse provare i loro piatti ad un prezzo più contenuto, al mezzogiorno vengono proposti vari menù compresi di caffé che sono alla portata di tutti i gusti e tutte le tasche. In ogni caso però vi consiglio di prenotare, e con almeno una settimana di anticipo rispetto alla data in cui vorreste andare: sono davvero tanti i giapponesi e gli italiani che vogliono provare la deliziosa cucina del Fukurou, e il rischio di non trovare posto è molto alto.

Spero che leggendo questa recensione vi sia venuta l'acquolina in bocca, e lasciandovi con il link della loro pagina Facebook ufficiale ( https://www.facebook.com/pages/Fukurou-Traditional-Japanese-Restaurant/193402834178166 ) vi auguro buon appetito! いただきます !

-Ginny



17 mar 2015

Tokyo e le sue sfumature di moda!


 Inutile ribadire l’influenza del Giappone sul mondo della moda. Grandi stilisti giapponesi come Kenzo, Issey Miyake, Rei Kawakubo e Yohji Yamamoto, solo per citarne alcuni, hanno imposto le loro griffe sulle passerelle di tutto il mondo. Marche come Muji (e recentemente Uniqlo) sono ormai ben note alle nostre latitudini. Ma non appena si arriva in Giappone, si resta subito colpiti dai fashion victim nipponici e ci si rende conto che questo paese è un crogiolo di tendenze. Allora perché non approfittare di un soggiorno a Tokyo per passare al setaccio i negozi e tornare a casa con uno stile definitivamente hype?
 Per le strade delle grandi città, è sorprendente vedere il contrasto tra le persone che vestono divise o indumenti simili e coloro che invece portano vestiti frutto di un’attentissima ricerca estetica. Per tutto il periodo scolastico, fino alla fine del liceo, gli studenti sono tenuti ad indossare la divisa dell’istituto; successivamente, al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro, gli uomini si uniformano allo stile in giacca e cravatta scure tipico dei salarymen, mentre in ufficio le donne indossano la divisa dalla propria azienda (ma non generalizziamo troppo, ci sono molti lavori che non richiedono un abbigliamento formale). È forse per questo che i giovani, in particolare gli studenti, si sfidano a colpi di immaginazione elaborando il proprio look? Per approfittare di questo periodo di passaggio?

Passeggiando per i quartieri alla moda di Tokyo, non si può fare a meno di constatare come, tra marche di lusso internazionali, griffe locali ed elaborazione personale degli stili, l’immaginazione sia davvero al potere. Sorprende, inoltre, che ogni quartiere abbia il proprio stile. Per illustrare tale fenomeno, si consideri l’esempio di Tokyo.
Tokyo forse è la migliore città al mondo per osservare e fotografare le varie mode da strada. Questa sorta di guida/dizionario vi aiuterà a identificare i più comuni e famosi stili di moda che troverete per le strade giapponesi, specialmente in quelle di Tokyo.

1. Harajuku Girls
I fotografi hanno la tendenza a etichettare la moda di strada di Tokyo come “ragazza Harajuku” e “ragazza Shibuya”. Le ragazze che girano la zona di Harajuku sono molto attente alle nuove tendenze e spesso sono proprio loro a lanciarne di nuove.



2. Cosplayers
I cosplayers sono coloro che indossano costumi ispirati alla cultura pop (ad esempio manga, giochi o video). Solitamente i cosplayer si vestono così durante eventi specifici ed è raro vedere dei cosplayers per le strade, se non durante la Domenica mattina nei pressi di Harajuku e dello Yoyogi Park.



3. Street Fashion
Street fashion è una catch-phrase che racchiude le varie mode individualistiche che possono essere viste per le strade di Tokyo, Parigi, New York, Hong Kong e in altre città cosmopolite. A Tokyo, i migliori luighi della moda di strada sono Harajuku, Omotesando, Shibuya, Ginza, Shinjuku e Shimokitazawa.



4. Hipster
Gli hipsters sono coloro che cercano uno stile originale, non commerciale, che risulti avere un look elegante.



5. Hostess / Hosuto
Gli stili Hosuto e Hostess rappresentano una moda sgargiante, appariscente, con capelli voluminosi, e vestiti di marca ben in vista.



6. Mori Kei
Questo stile sembra simile a quello delle lolita, ma questo dà la sensazione che le regazze siano spuntate fuori da qualche favola.




7. Gothic Lolita
Le Gothic Lolita hanno uno stile oscuro ed elegante. Ci sono sottoculture correlate che attingono alle mode aristocratiche dell’Europa di secoli fa, come il periodo vittoriano.



8. Sweet Lolita
Le Sweet Lolita sono vestite con colori femminili e grandi abiti svolazzanti. Ci sono anche le Country Lolita che sono simili, ma i loro abiti hanno un aspetto più rurale.



9. Punk Lolita
La versione dark punk delle Lolita.



10. Wa Lolita
Le Lolita che si vestono con abiti della tradizione giapponese.



11. Yamamba
Yamamba è uno stile caratterizzato da un’abbronzatura scura (finta o reale che sia), con un abbigliamento luminoso e trucchi estremi intorno agli occhi. Gli Yamamba sono rari. Anche durante il loro picco di notorietà avvenuto nel 2000 erano difficili da trovare.



12. Yanki e Bosozoku
Gli Yanki sono una sottocultura di giovani che simulano lo stile degli Yakuza. I Bosozoku sono la variante motociclistica.



13. Rockabilly
Il Tokyo Rockabilly Club è un’associazione di persone che amano vestirsi come i protagonisti di Grease degli anni ’50. Li potete facilmente trovare nel parco Yoyogi tutte le domeniche.



14. Dekora
Dekora è uno stile caratterizzato da colori brillanti e numerosissimi accessori del kawaii style.



15. Promo Models
Il Promo Models è quello stile che viene usato nelle strade di Tokyo per vendere o sponsorizzare qualsiasi cosa. Non si tratta di uno stile di strada originale, ma è comunque interessante.



16. Gyaru
Le Gyaru sono le maniache delle tendenze che cambiano il loro stile ogni pochi mesi. L’unica costante è uno stile da spiaggia, pelle scura e abbronzata e capelli da surfista. Il posto preferito per le Gyaru è Shibuya, e il grande magazzino Shibuya 109 è il loro paradiso.



17. Kogals
I Kogals sono la versione liceale dei Gyaru.



18. Gyaruo
Gyaruo sono l’equivalente maschile delle Gyaru. Ci sono diversi sottotipi di Gyaruo, tra cui lo stile militare, rocker, biker e surfer.



19. Fairy Kei
Gli appartenenti a questo stile sono ossessionati con i gadget e gli abiti degli anni ’80.



20. Visual Kei

Il Visual Kei si ispira alle band rock, punk e pop giapponesi che hanno uno stile glamour.


Fonte: sito JNTO (https://www.turismo-giappone.it/racconti-di-viaggio/item/364-il-diavolo-si-veste-a-ginza)



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Casa dolce casa!


Casa dolce casa! Ma se a Tokyo e nelle altre grandi metropoli del Sol Levante le persone vivono in grattaceli ed edifici dall'architettura occidentale, come si presenta la tipica casa giapponese?

Una casa tradizionale giapponese è costruita da diversi componenti, tutti mirati ad essere sintonizzati con la natura; non a caso il design del Giappone è del tutto minimalista.

L’elemento che probabilmente stupisce di più noi occidentali è il pavimento in tatami, ognuno dei quali è composto da cinque cm di spessore di paglia pressata e rivestita da pannelli di canne. Li si trova solitamente nelle camere da letto e nei soggiorni, mentre le cucine e i corridoi hanno il pavimento in legno. Non possiamo non parlare poi delle famose Shōji, cioè le porte scorrevoli di carta e legno che dividono ogni stanza all’interno della casa.

Tra le cose più curiose della casa tradizionale giapponese troviamo il Tokonoma: è una nicchia destinata ad ospitare una composizione floreale, un’opera d’arte in stile Zen o un Emakimono (rotolo di calligrafia), poiché questa zona della casa è utilizzata dagli abitanti per trovare un po’ di silenzio e quindi rendere più facile la meditazione.

Il Genkan è la zona d’ingresso, dove le persone lasciano le loro scarpe per non portare lo sporco della strada dentro casa. Tutti i giapponesi hanno quindi nel loro Genkan delle pantofole da far indossare agli ospiti. Ma non finisce qui: infatti non potevo non dirvi che anche le pantofole all’interno della casa vanno cambiate a seconda delle stanze in cui si utilizzano: un giapponese non utilizzerà mai le stesse pantofole indossate in bagno per andare nella camera da letto!

Come avrete già capito una casa giapponese è parzialmente se non interamente costruita con elementi naturali e quindi è purtroppo molto soggetta ad essere vittima di incendi, come ci spiega anche un famoso architetto giapponese: “La casa giapponese risponde mirabilmente alle esigenze della gente. Un edificio a prova di fuoco è sicuramente oltre i mezzi della maggioranza delle persone, così per necessità costruiscono una casa la cui stessa struttura consente di essere rapidamente demolita nel percorso di un incendio e poi facilmente ricostruita [...] Gli sforzi dei vigili del fuoco, nel contrastare il progredire di un incendio, consistono principalmente nell’abbattere queste strutture regolabili e in tal senso è molto interessante registrare il fatto curioso che spesso i getti d’acqua non sono rivolti sulle fiamme, ma sugli uomini impegnati a smontare l’edificio”.

Proprio per la facile propensione agli incendi della casa tipica giapponese, i roghi delle abitazioni furono la maggior causa di morte durante il terribile Grande Terremoto che colpì il Kantō nel 1923, che bruciarono addirittura per due giorni di seguito alimentati anche dai forti venti dovuti all'avvicinamento di un tifone, finché non si spensero per mancanza di combustibile.
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