Una delle tradizioni più antiche della cultura
giapponese, nota perfino in Occidente, è senz'altro la cerimonia del the.
Quest'arte viene praticata con estremo rigore, essendo per i nipponici un vero
e proprio rito, nella sukiya - stanza
del the.
In origine, il termine sukiya
significava “Dimora della Fantasia”. Successivamente, i diversi maestri del
the sostituirono i caratteri cinesi in base alla propria concezione della
stanza, e così il termine sukiya ( 数奇屋 ) assunse il significato di “Dimora del Vuoto”
oppure “Dimora dell’Asimmetrico”.
La sukiya possiede grandi
qualità estetiche secondo i canoni giapponesi, tuttavia è riconosciuta come
oggettivamente bella anche in occidente. Il suo carattere pregnante è la sua
apparente povertà dovuta soprattutto al senso di vuoto
che la “riempie”, volutamente ricercato per far risaltare l'accuratezza
dell'architettura adottata.
La stanza del the è stata
concepita per regolare la pratica cerimoniale che si svolge al suo interno e
per amplificarne gli effetti, selezionando ed estraendo uno spazio
dall’universo per purificarlo. Questa realizzazione architettonica passa
attraverso quattro termini imprescindibili: tranquillità, armonia, rispetto e purezza. Una stanza del the è soprattutto uno spazio per la meditazione e il suo stile architettonico è nato dallo spirito intrinseco della stanza del the.

Gli ideali del “theismo” e l’architettura sukiya hanno esercitato una profonda influenza sulla diversa visione degli spazi, al punto che gli interni della tipica casa giapponese dei nostri giorni comunicano agli stranieri un’impressione di vuoto dovuta alla sua estrema semplicità e rigore.
La stanza del the, si può dire, è la più piccola della più piccola casa giapponese, e i materiali impiegati devono dare l’impressione di una raffinata povertà.
L’origine della semplicità e purezza della stanza del the va ricercata nel tentativo di emulare il monastero zen: una stanza vuota, con solo il tokonoma – il posto d’onore nella stanza giapponese, dove si dispongono dipinti e fiori a celebrazione degli ospiti. La dimensione di una stanza canonica è di 4 tatami (stuoie) e mezza, che equivale a circa 9 metri quadrati. Nella stanza la luce è soffusa, i colori sono tenui, ogni cosa deve essere perfettamente pulita e niente è posto in modo asimmetrico. La sua è una semplicità studiata sin nei minimi dettagli, a lungo meditata.
La sukiya è un’architettura legata in simbiosi con quella del giardino giapponese.
Quest’ultimo deve riprodurre un paesaggio naturale (in
richiamo al paradiso di Amida), ed è così fondamentale per la sukiya da
essere addirittura considerato la “quarta parete” di questa: la stanza dove si
serve il the ha tre pareti e la quarta è rappresentata da una veranda che
affaccia proprio sul giardino-paradiso.
La semplicità
della stanza del tè, dalla quale è bandita ogni volgarità, la rende un
autentico santuario, lontano dagli affanni del mondo esterno.
Se vi è piaciuto l'argomento e volete approfondire, vi consiglio di leggere questo libro:
Kakuzo Okakura, Lo zen e la cerimonia del tè, Feltrinelli.
- Yle

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